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Comitato Festeggiamenti | Fiera Casalguidi

Saluti a Riccardo Marasco OSPITE ALLA FIERA DI CASALGUIDI NEL 2004

Data pubblicazione: 18 dicembre 2015 alle 21:03
In: Notizie

CORRIERE FIORENTINO

Addio a Riccardo Marasco,
il «menestrello» di Firenze

L’ultimo dei grandi stornellatori, memoria storica e musicale di una Firenze dai valori antichi e dallo spirito ironico e profondo, aveva appena compiuto 77 anni. Morto per cause naturali

di Edoardo Semmola

Riccardo Marasco. L’ultimo dei grandi stornellatori, memoria storica e musicale di una Firenze dai valori antichi e dallo spirito ironico e profondo, aveva appena compiuto 77 anni e un anno fa aveva festeggiato la cifra tonda di 50 anni di carriera. Il “toscanaccio” con la chitarra-lira è morto per cause naturali e lascia tre figli e la moglie Maria Virginia, conosciuta il 4 novembre del 1966, il giorno dell’alluvione – entrambi Angeli del fango, s’incontrarono in via Mazzini – da cui nacque la più famosa delle sue canzoni insieme a Teresina, La Lallera, La Wanda: l’Alluvione ovviamente. Marasco scopre di avere una voce capace di far emozionare a 9 anni. Ma non ha potuto mai cantare prima dei 17. Colpa di una famiglia di melomani che odiavano le canzonette, tutt’altro che accondiscendente alle sue passioni, che tanto si è impegnata affinché non seguisse la via del palcoscenico, nella speranza che si laureasse in ingegneria. E che, per ostacolarlo, tentò uno stratagemma: convincere un medico a imporgli una “cura del silenzio” impaurendo l’adolescente Riccardo circa un problema alle corde vocali che non ha mai avuto.

Nato nella “Camera con vista” del film di James Ivory, proprio quella, fu infatti lo stesso Marasco a fare da cicerone al regista alla ricerca del set, trasferito poi in via dei Georgofili proprio nell’edificio colpito dalla bomba mafiosa (casa che fortunatamente lascò un anno prima dell’attentato), da un quarto di secolo viveva e lavorava sulla collina di Bagno a Ripoli. Negli anni d’oro che precedettero la crisi dei circuiti teatrali ha calcato i palcoscenici del Niccolini e del Variety , gli Artigianelli con il suo più celebre spettacolo “Firenze Sboccata: da Lorenzo il Magnifico a Spadaro”, l’Arcadia insieme a Cochi e Renato, Jannacci e i Giancattivi. Dove si rese conto dell’altro suo grande talento: quello di raccontare storielle divertenti e incantare il pubblico di risate, oltre che di canzoni. Uomo serio, scarsamente incline al riso nella vita privata. Istrionico e sagace sbeffeggiatore sul palco. «La mia unica passione era la voce, l’ironia è venuta in seguito – raccontava – come corollario delle canzoni che sceglievo».

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